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Fondato
negli anni '50 con l'avvio degli scavi archeologici, è
andato via via ampliandosi con il progredire delle
ricerche e con il graduale recupero degli edifici di età
medievale e moderna. Oggi il Museo risulta costituito da
cinque padiglioni: la sezione di archeologia
preistorica, la sezione delle isole minori, la sezione
di archeologia classica, il padiglione epigrafico, la
sezione di vulcanologia e la sezione di biogeografia.
La Sezione di Archeologia preistorica (1)
e quella delle isole minori (3), a Ovest della
cattedrale di San Bartolomeo, documentano l'evoluzione
delle culture succedutesi nelle isole Eolie dall'età
neolitica alla tarda età del bronzo.
La Sezione di Archeologia classica (4), a
Nord della cattedrale, ricostruisce il quadro storico
culturale della città greca e romana, soprattutto
attraverso la ricca documentazione proveniente dai
corredi funerari della necropoli di contrada Diana.
Il Padiglione epigrafico (2), dietro la
sezione di archeologia preistorica, conserva i numerosi
cippi e stelai funerari iscritti di età greca e romana
rinvenuti nella necropoli.
La Sezione di Vulcanologia (5) è
allestita all'interno di un edificio del XVI secolo.
Questa sezione illustra i caratteri geomorfologici delle
Isole Eolie, interamente di formazione vulcanica
attraverso la visione di plastici, carte e fotografie e
l'esposizione di campioni delle rocce vulcaniche locali.
La sezione si divide su tre piani: settore
uomo-ambiente, vulcanologia generale, vulcanologia delle
isole Eolie.
È in allestimento la Sezione dedicata
alla Paleontologia del Quaternario (6), alla
Biogeografia insulare generale ed alla Biogeografia
Eoliana.
Le sale del Museo Archeologico Eoliano
sono fornite di apposite didascalie che guidano il
percorso di visita: le didascalie rosse riportano le
notizie essenziali sui materiali esposti, quelle nere
forniscono descrizioni più ampie e dettagliate.
La Sezione di Archeologia preistorica ha
sede nell'antico palazzo vescovile del XVIII secolo.
All'interno si ripercorrono le tappe
della storia degli insediamenti umani a partire dal
Neolitico medio (fine V millennio) quando genti
provenienti dalla Sicilia si insediarono a Lipari per
sfruttare la colata lavica di ossidiana presente
sull'isola ed esportarla in tutta l'area del
Mediterraneo occidentale.
Attraverso l'età neolitica, quando in
seguito all'avvento dei metalli si assiste ad un periodo
di crisi economica a causa della diminuzione di
richiesta dell'ossidiana, si giunge all'età del Bronzo,
all'inizio del II millennio, allorchè l'arrivo di nuove
genti determina lo sviluppo delle Eolie. Esse si
trovavano, infatti, al centro delle rotte che
conducevano ai giacimenti di metallo situati in Italia e
nell'Europa nord-occidentale ed avevano intensi rapporti
commerciali e culturali con l'Egeo, come attestano le
ceramiche micenee rinvenute nei villaggi dell'arcipelago
relativi alle culture di Capo Graziano e del Milazzese.
La tarda età del Bronzo è invece
documentata dalle testimonianze di genti provenienti
dalla penisola italiana (gli Ausoni) che, attraverso le
due fasi culturali dell'Ausonio I e II, abitano il
Castello di Lipari fino alla fine del X sec.a.C. A
questo periodo appartiene un ripostiglio di bronzi, dal
peso di kg 75, che comprende frammenti di armi e grumi
di bronzo.
La sezione di archeologia preistorica
introduce, infine, alla storia di Lipari in età greca e
romana a partire dalla fondazione della colonia nel 580
a.C., con alcuni dei reperti raccolti dagli scavi
sull'acropoli del Castello e nell'area della città
bassa.
Di fronte, nel Padiglione di Archeologia
preistorica delle isole minori, sono conservati i
reperti provenienti dagli scavi eseguiti nelle altre
isole dell'arcipelago tra cui quelli degli importanti
villaggi dell'età del Bronzo di Filicudi, Panarea e
Salina, attualmente visitabili.
La Sezione di Archeologia classica ha
sede in un edificio costruito negli anni '20, quando sul
Castello era insediato il campo di confino fascista. In
essa è esposta, in prevalenza, la documentazione
archeologica relativa all'età greca e romana proveniente
dalla necropoli di contrada Diana, che si estendeva
nella piana omonima ai piedi del Castello, fuori dalle
mura di cinta (oggi l'area è destinata a Parco
Archeologico). Gli scavi archeologici hanno restituito i
corredi di circa 3000 tombe, in gran parte sarcofagi in
pietra, in terracotta, e tombe del tipo "a cappuccina"
di cui alcune segnate da un cippo o stele con iscrizione
commemorativa. I corredi funerari di età greca datati
tra il 580 a.C., quando Lipari viene fondata da coloni
greci di Rodi e Cnido, e il 252 a.C., anno che segna la
distruzione romana di Lipari durante la prima guerra
punica, rappresentano le produzioni artigianali che si
svilupparono nel mondo greco e nelle colonie italiote e
siceliote. Sono esposti crateri a figure rosse di
pregiata fattura e in ottimo stato di conservazione e
suppellettili varie che componevano i corredi.
Importante è la collezione di maschere e
statuette teatrali espressione di un ricco artigianato
locale fiorito a Lipari nel IV-III sec.a.C. Si possono
ammirare le maschere della tragedia e della commedia
greca antica, statuette della commedia di mezzo e
maschere della commedia nuova. Nella prima metà del III
sec.a.C. fiorisce un artigianato locale ad opera di una
bottega di ceramisti, il cui maestro è il Pittore di
Lipari che decorava i vasi con una ricca policromia.
Per quanto riguarda l'età romana sono
conservati i corredi funerari databili dal II sec.a.C.
in poi, che denotano il diffondersi di una produzione
vascolare di serie, e manufatti che testimoniano
l'esistenza di un'officina per la produzione di anfore
da trasporto. Non mancano i documenti materiali di età
bizantina, medievale e rinascimentale, in particolare
quelli provenienti dagli scavi del chiostro normanno
della cattedrale.
Pertinente ai corredi funerari di età
greca e romana è la collezione di monili, gioielli in
oro e pietre preziose tra cui spiccano anelli a semplice
fascia o con castone, orecchini lavorati a sbalzo e a
filigrana, sovente con perline in pasta vitrea, e corone
funebri a foglie d'oro.
Alcune vetrine sono dedicate
all'esposizione dei rinvenimenti monetali: dalle prime
emissioni greche in bronzo di IV sec.a.C. con Efesto
seduto al diritto e delfino guizzante sul rovescio, ai
ripostigli monetali di età ellenistica con Ares/Apollo e
tridente, alle isolate emissioni di età romana.
Di particolare interesse sono le
ricostruzioni di settori delle necropoli preistoriche di
Lipari e Milazzo e di età classica.
Infine una sala è dedicata
all'Archeologia sottomarina. Il materiale archeologico
fino ad ora recuperato, frutto sia degli scavi condotti
a partire dagli anni '60, sia di recuperi occasionali,
proviene da circa venti relitti di navi. Queste,
sorprese durante la navigazione da venti improvvisi,
affondate contro le scogliere o sulle secche in punti
delle isole particolarmente pericolosi, come la secca di
Capistello e quella del Bagno a Lipari, la secca di Capo
Graziano a Filicudi, gli scogli appena affioranti delle
Formiche a Panarea. Altri reperti provengono inoltre
dalle aree di discariche portuali, ovvero da punti di
approdo, in gran parte ormai scomparsi, come la baia di
Pignataro di Fuori a Lipari di fronte al Monte Rosa,
dove le navi in sosta usavano scaricare anfore o vasi
fratturati. Al centro della sala, in una suggestiva
composizione a piramide che ricorda la stiva della nave,
sono ordinate le anfore di uno dei relitti più ricchi
rinvenuti sui fondali delle isole (Filicudi). Nella
sala, i reperti, tra cui anfore, ancore e vasellame
vario, sono esposti in ordine cronologico, dall'età
preistorica all'età moderna.
IL CASTELLO
A Lipari, la rocca nota come il Castello,
è un imponente cupola di lava vulcanica che si protende
nel mare innalzandosi fino ad un'altezza di circa
cinquanta metri. Sorge al centro di un'ampia baia
sulla costa orientale di Lipari, tra le due insenature
di Marina Lunga a Nord, delimitata dal Monte Rosa, e
Marina Corta a Sud, ancora oggi i migliori approdi
dell'isola.
La rocca è circondata tutto intorno da alte balze
verticali, inaccessibili, e presenta alla sommità una
superficie abbastanza pianeggiante. Grazie alla sua
conformazione, essa ha da sempre costituito una vera e
propria fortezza naturale, offrendo fin dall'antichità
una sede sicura agli abitanti che vi si stabilivano
quando vi era necessità di difendersi dal pericolo di
incursioni nemiche; nei periodi di tranquillità,
l'abitato si è esteso anche nella piana sottostante,
ovvero nell'area della città attuale. Così, con alterne
vicende, il Castello di Lipari è stato abitato a partire
dall'età neolitica (circa 6000 anni fa) fino al nostro
secolo.
Le testimonianze degli insediamenti di
ogni età si sono sovrapposte man mano a quelle dei
periodi precedenti creando un notevole innalzamento del
terreno. Gli scavi archeologici, condotti da Luigi
Bernabò Brea e da Madeleine Cavalier a partire dagli
anni '50, hanno infatti portato alla luce una
successione di strati alta più di 10 metri dovuta alla
sovrapposizione dei resti degli abitati che si sono
succeduti, resti ben conservati anche grazie
all'accumulo delle polveri emesse dai vulcani vicini e
trasportate dal vento. All'interno del Parco
Archeologico sono visibili i resti delle capanne
dell'età del Bronzo, su quattro livelli sovrapposti, e
quelli delle strutture di età greca e romana (il bothros
di Eolo datato all'età della fondazione greca di Lipari
nel 580 a.C. e i resti dell'impianto urbano del II
sec.a.C.).
Oggi il Castello rappresenta il centro della vita
culturale delle Isole Eolie, animato dalla presenza
giornaliera di molti visitatori che possono ripercorrere
le tappe della storia delle isole attraverso la visione
degli scavi archeologici, dei padiglioni del Museo
Archeologico, delle chiese principali (XVI-XVIII
secolo), tra cui la cattedrale dedicata a San Bartolomeo
con l'annesso chiostro di fondazione normanna (XII
secolo), e delle mura di fortificazione.
Le mura che oggi cingono il Castello furono fatte
costruire da Carlo V verso il 1560, dopo la distruzione
della città operata dal pirata tunisino Kairedin
Barbarossa nel 1544. Sul lato Nord, proprio dove si
trova l'accesso alla rocca, le mura hanno inglobato una
torre di età normanna. In questa, a sua volta, si trova
inserita una torre di età greca (IV secolo a.C.), coeva
all'ampia cinta muraria costruita in blocchi squadrati
di pietra locale, oggi visibile all'interno del parco
archeologico della Contrada Diana, nell'area sottostante
il Castello.
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